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martedì 28 febbraio 2012

Quel che resta del giorno




E poi lei era scesa dalla macchina ed aveva preso la sua valigia. Si era girata verso di me, mi aveva abbracciato, aveva sorriso, aveva lasciato che le sue labbra s'offrissero per un bacio rapido. Delle 5 giornate passate insieme non rimaneva che un lungo abbraccio, qualche secondo, e l'attesa del prossimo. Che era alla volta sempre più lontano e ancora più vicino di ieri.

domenica 22 gennaio 2012

Se ne va di nuovo



Se ne va di nuovo, Sì ci lascia e tramonta, Ma poi torna, Questo non lo so, Non hai mai certezze, E' così che dovrebbe essere, No le certezze mi servono invece, A fare cosa, A vivere serenamente ed ad andare a letto chiudendo gli occhi senza troppi tremori, E quante ne vuoi di certezze, Cosa intendi, Quante ne vuoi cinque, dieci, mille, Un mio amico diceva che il 70% andavano bene, E il 30% restante, Quello lo lasciava al caso, diceva che era meglio così, Per chi, per lui o per gli altri, Forse per entrambi, Forse, Ma non sono sicuro, Non ne sei certo vorrai dire, Esatto, fa parte del 30% che non conosco, Ma allora ritornerà, Sì, domani ritornerà, e se non lo farà avremo passato un'ultima notte credendo l'avrebbe fatto e quindi senza presagi di morte, Con le certezze necessarie insomma, Sì, con quelle e nulla di più.

E il giorno dopo, c'era di nuovo il sole.

sabato 17 dicembre 2011

Non ti dimenticare di scrivere



Non ti dimenticare di scrivere. Non ti dimenticare, una volta arrivato, di pensare a me. Non ti dimenticare, mentre andrai, di dedicarmi 4 pensieri, uno dopo ogni quercia che incontrerai. Non ti dimenticare di ridere di me ripensando a quella sera. Non ti dimenticare di fare un sorriso malinconico quando qualcuno ti farà un complimento un po' banale. Non ti dimenticare di volare alto anche quando la gravità ti richiama pesantemente verso il suolo. Non ti dimenticare che maiuscolo e superlativo sono due aggettivi. Non ti dimenticare di quando abbiamo bevuto quella birra orribile in Portogallo, o era in Georgia? Non ti dimenticare di compilare quel taccuino, mettendoci ogni giorno un verso e 8 parole, non di meno. Non ti dimenticare di disegnarmi quando sarai di fronte ad una fontana romana in europa dell'est. Non ti dimenticare del mio volto quando leggerai un racconto underground con un pizzico di tenerezza verso gli ultimi. Non ti dimenticare di commuoverti quando al cinema vedrai un bel film. Non ti dimenticare delle mie scarpe mentre scenderai nella stazione della metropolitana. Non ti dimenticare di...

lunedì 29 agosto 2011

Non avrei dovuto commentare



Non sapevo se dovevo aggiungere un commento alla vignetta che avevo appena rubato.

Sì, c'è tutta la corrente di post-sensibili della minchia che amano dissertare sul fatto l'amore sia anche sofferenza, la passione gelosia (le persone gelose per quanto mi riguarda sono solo persone che non hanno stima di sé stesse), la coppia dolore, sia normale e persino salutare litigare, le notti in bianco con il fegato sanguinante siano solo una normale conseguenza dell'essere innamorati. Che il termine di un grande amore, alla fine, è una cosa positiva per la crescita personale. Che avere voglia di buttarti sotto alla metro è una cosa che aiuta a maturare.
E' così che vanno le cose, quando crescerai capirai.

No. Non capirò nulla. Sono rimasto con il cervello che effettua connessioni troppi semplici. Sono rimasto arretrato nel corso degli anni. Ho i neuroni che funzionano come quelli di Charlie Brown. Sono rimasto così indietro che penso ancora una storia d'amore debba portare solo gioia e che i momenti bui non siano una normale conseguenza, ma qualcosa che non funziona. Sono rimasto idiota e quindi trovo strano considerare come amore quella cosa appiccicosa, piena di astio, indifferenza, sesso scadente, convenevoli sociali che vedo attorno a me.

Sono rimasto a Charlie Brown, dove amore era semplicemente abbracciarla e darle un bacio, ogni 3 minuti perché altrimenti mancava il respiro. E lei questo lo capiva e allora non mi tormentava con inutili cattiverie per dimostrare a me ed a sé stessa la propria forza, no. Si limitava a pormi il collo, dicendomi solo: "dai, ancora un altro."

Ma son rimasto come Charlie Brown. Linus s'è portato via la coperta, il bus N.52 l'amore, ed il passato il futuro.

venerdì 26 agosto 2011

Il pinguino post-sociale




Non m'ero accorto d'esser diventato un pinguino. Eppure camminando per le vie di Roma, pareva tutto uguale intorno a me: le stanche risa delle donnine sceme, la voce volgare degli adolescenti, l'insolente arroganza dei 40enni e la mia lugubre figura riflessa nell'acqua della Fontana de' Trevi. Provavo, certo, a sfuggire in modo subdolo e capace, ma non c'era nulla da fare: le facce erano sempre le stesse. Svoltavo una via a destra, e poi passavo attraverso un  vicolo sporco e male illuminato, fino a giungere davanti ad un bar di quartiere con avventori stanchi e sconfitti (senza che lo sapessero). Potevo giusto prendere una chiara grande, aprire il libro di Saramago che tenevo in tasca, e leggere le parole, in alto sulla pagine di destra. Mi restava solo questo. Era pur meglio di niente e da qualcosa bisognava pur cominciare.

venerdì 22 luglio 2011

Correr por Correr



Correre così, non perché sia salutare, non per competere e non per non fare tardi. Correre non per arrivare o per andare via. Correre non per cercare un impiego o la donna più bella del mondo. Correre non per scappare dai proprio incubi o dalle proprie sofferenze invisibili. Correre solo per il gusto di farlo. Solo per sentire il vento che scivola contro le gambe. Solo per il piacere di farlo. Nemmeno per dimenticare. Questa è una corsa scanzonata, è una cosa ilare. E' una corsa di un bambino che non ha cognizione né del tempo, né del mercato del lavoro, né delle ritenute fiscali. Questa è una corsa fragile e quindi perfetta. Questa è una corsa nell'estate tedesca. E' una cosa avvenuta nel passato.

sabato 25 giugno 2011

Rorschach


E' forse sociopatico.  E' allergico alle ovvie convenzioni sociali. Gira nelle notte sotto la pioggia, da solo e senza la consolazione della compagnia. Non lo aspetta nessuno a casa. Viene scansato e non fa nulla per ovviare alla cosa. Porta una maschera, perché è inutile indossare il proprio viso al giorno d'oggi. Persiste in una battaglia solitaria, che non alcun lieto fine, né speranze di risoluzione finale. E' sconfitto in partenza - dalla società, dagli eventi, dalla natura umana consumista e meschina - eppure va avanti, nel suo isolamento lercio e malato. Non gli importa più il giudizio altrui, non tiene più conto dei doveri imposti, non considera più fondamentale l'approvazione popolare. E' solipsista. Si ciba della propria miserabile esistenza, tentando di rimanere aderente ad un'etica sepolta sotto i colpi del denaro, del sesso facile, e della corruzione. Non ha più tempo per bere birre finte con gli amici, offrire bicchieri di vino alle donne seducenti, e salutare i  propri genitori in stanche conversazioni. Ha cose da fare. Ha il suo tempo da sprecare.  No, non esistono più compromessi con le abiure della legge, le violenze, la maleducazione. Niente è redimibile, eppure bisogna muoversi e vigilare, fino a ché l'ultima goccia di sangue sarà caduta nelle acque fognarie. Fino a ché l'ultimo impuro respiro sarà esalato. Fino a ché le energie saranno fuggite. E non resterà che il tempo per morire, rendendosi conto della propria inadeguatezza. E dei propri fallimenti.




mercoledì 4 maggio 2011

La silenziosa resistenza



E' silenzioso, e senza enfasi, senza urla, resiste. L'ombrello, è destinato a cedere, ma, per ora gli permette di non lasciarsi sommergere. E allora aspetta, cercando il coraggio di fare un passo in avanti. Il consumismo emotivo, le altrui aspettative, la forza inarrestabile dell'ineticità: deve far fronte a tutto, con la sua proverbiale mancanza di coraggio. Il suo sguardo è senza entusiasmo (si vuol bene,ma senza gioia), ma ha ancora i vecchi guizzi della sua gioventù: sorride ironico, se lo guardi bene. Sa bene, che a breve verrà travolto. Ma gli resta un'ultima bottiglia di vino, a casa.

venerdì 28 gennaio 2011

Nel posto più misterioso?



Ecco il "Macanudo del dia".
E allora si va, verso il futuro, il luogo più misterioso di tutti?
Ci si incammina a piedi, senza cartina, è così che dev'essere no? Tanto, quando hai provato a farlo in bicicletta, orientandoti con le luci altrui, sei rovinato per terra, sbucciandoti le ginocchia, ed aprendoti lo stomaco.
Si va verso il futuro, bene, senza bussole ed obiettivi. Gli obiettivi distruggono la vita, la creatività dei mediocri come me, la vitalità dei miei passi nella neve. 
Mettersi le scarpe ed andare. Lasciarsi alle spalle le ragazze che t'han distrutto, le umiliazioni subite per anni, le frustrazioni  mai assorbite del tutto.
Mettere in un cofanetto quelli che hai creduto fossero successi: lauree, viaggi, lingue, amori, notti con la ex modella, e birre buttate giù come tu fossi un ottimista disperato.
Partiamo suvvia, senza speranze e senza dolori. Cominciamo con il mettere un passo avanti all'altro, ed ad usare parole già sentite e pronunciate da altri.
Con qualcosa bisognerà pur partire, no?

martedì 4 gennaio 2011

3 Stripes & Comics







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