In realtà, quando le dissi: "ok, goodbye A., stay fine", non pensavo sarebbe stata l'ultima volta in vita mia che ci saremmo visti. Anzi, immaginavo (speravo) che il giorno dopo lei apparisse alla Hauptbanhof correndo e piangendo, dicendomi: "don't go, sorry for everything, just stay with me." Ma non venne: il treno partì, mi sedetti di fronte ad una coppia di 60enni tedeschi che si stavano recando nella bassa Baviera, e lasciai che le rotaie inghiottissero il mio mancato futuro. In realtà, non appena tornato in Italia, pensavo ancora che sarebbe apparsa. Sempre a mo' di film, una cosa tipo che scendevo per strada a comperare la Repubblica e me la ritrovavo davanti, sempre piangente ed implorante. C'ho sinceramente sperato per settimane, mesi. In realtà ci spero ancora adesso, ma senza parvenza di razionalità. E' un pensiero, quindi, fuori luogo, impuro. In realtà, mentre scrivevo sceneggiature d'amore a lieto fine sulla mia vita, lei si stava probabilmente sbattendo un altro. E' buffo, si parla d'amore solo quando ci si riferisce alla propria coppia. Noi si fa l'amore, ma gli altri scopano, vengono sbattuti, trombano. Si ama. Gli altri passano il tempo. L'enfer c'est les autres, diceva lui. Ecco come usare una citazione a sproposito. Ma, del resto, da chi vive a sproposito come me, ci si può aspettare frasi fuori luogo ed inutili.
Insomma, non pensavo sarebbe stata l'ultima volta, l'ultimo sguardo, quando il bus 52 la portò via. Pensavo le cose sarebbero tornato a posto. Anzi: pensavo avrebbe capito, folgorata sulla via di casa, che non avrebbe mai potuto ambire a qualcosa meglio di me. Ma la vita, ci rimette spesso al nostro posto. In modo cattivo, dogmatico, violento, comunista. Ed io, purtroppo, non ebbi diritto ad un trattamento di favore. L'ultima volta che ci vedemmo non pensavo sarebbe stata l'ultima. Ed invece, lo fu.

