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lunedì 11 aprile 2011

Les enfants qui s'aiment - Jacques Prévert



E' una (bella) poesia di Prevert, che ho scoperto, leggendo questo blog, di Martina. Sì, sì il blog si apre con  una citazione di Baricco, purtroppo. Ma perdoniamo ^__^




I ragazzi che si amano si baciano in piedi
Contro le porte della notte
E i passanti che passano li segnano a dito
Ma i ragazzi che si amano
Non ci sono per nessuno
Ed è la loro ombra soltanto
Che trema nella notte
Stimolando la rabbia dei passanti
La loro rabbia il loro disprezzo le risa la loro invidia
I ragazzi che si amano non ci sono per nessuno
Essi sono altrove molto più lontano della notte
Molto più in alto del giorno
Nell'abbagliante splendore del loro primo amore.




Les enfants qui s'aiment s'embrassent debout
Contre les portes de la nuit
Et les passants qui passent les désignent du doigt
Mais les enfants qui s'aiment
Ne sont là pour personne
Et c'est seulement leur ombre
Qui tremble dans la nuit
Excitant la rage des passants
Leur rage, leur mépris, leurs rires et leur envie
Les enfants qui s'aiment ne sont là pour personne
Ils sont ailleurs bien plus loin que la nuit
Bien plus haut que le jour
Dans l'éblouissante clarté de leur premier amour

mercoledì 2 febbraio 2011

The Genius Of The Crowd



Una poesia meravigliosa, me ra vi glio sa.

there is enough treachery, hatred violence absurdity in the average
human being to supply any given army on any given day

and the best at murder are those who preach against it

and the best at hate are those who preach love
and the best at war finally are those who preach peace

those who preach god, need god

those who preach peace do not have peace
those who preach peace do not have love

beware the preachers

beware the knowers
beware those who are always reading books
beware those who either detest poverty
or are proud of it
beware those quick to praise
for they need praise in return
beware those who are quick to censor
they are afraid of what they do not know
beware those who seek constant crowds for
they are nothing alone
beware the average man the average woman
beware their love, their love is average
seeks average

but there is genius in their hatred

there is enough genius in their hatred to kill you
to kill anybody
not wanting solitude
not understanding solitude
they will attempt to destroy anything
that differs from their own
not being able to create art
they will not understand art
they will consider their failure as creators
only as a failure of the world
not being able to love fully
they will believe your love incomplete
and then they will hate you
and their hatred will be perfect

like a shining diamond

like a knife
like a mountain
like a tiger
like hemlock

their finest art

sabato 1 gennaio 2011

Todas as Cartas de Amor são Ridículas


Todas as cartas de amor são ridículas.
Não seriam cartas de amor se não fossem ridículas.
Também escrevi em meu tempo cartas de amor,
Como as outras, ridículas.
As cartas de amor, se há amor,
Têm de ser ridículas.
Mas, afinal,
Só as criaturas que nunca escreveram
Cartas de amor
É que são ridículas.
Quem me dera no tempo em que escrevia
Sem dar por isso
Cartas de amor ridículas.
A verdade é que hoje
As minhas memórias
Dessas cartas de amor
É que são ridículas.
(Todas as palavras esdrúxulas,
Como os sentimentos esdrúxulos,
São naturalmente ridículas.)

Per una traduzione italiana, vedere quì.

(ri)Leggevo questa poesia di Pessoa, poco fa. E mentre meditavo un po' sul senso delle parole (sì: ogni tanto medito anch'io), leggevo che nella vita di Pessoa ci fu un solo grande amore, che si chiamava Ophelia.
Ora, quando hai le teorie del complotto, vedi congiure ovunque.
Ed io, come tutti gli egocentrici, tendenti alla depressione, vedo complotti. Ma, pensare che in una delle prime mail che mandai alla maledetta, quando ancora non stavamo nemmeno insieme, quando ancora conoscevo Pessoa solo di nome, l'avessi chiamata Ophelia, mi sconvolgeva. Era l'ennesima prova del fatto che dover stare con lei rientrasse in una sorta di disegno divino (o quanto meno superiore) che lei non aveva capito ed accettato. Bene così: cosa c'è di meglio che contestare le decisioni che gli dei han preso per te? Le statue, diceva uno, son fatte per essere abbattute. Bene così: io amo chi divelge le certezze altrui.

Sì, ma proprio la mie bisognava bruciare?

***

Non scrivevo più lettere d'amore. Avevo mandato l'ultima boh, 10 mesi fa, forse. Non provando più amore per nessuno, se non per una morta, era un'attività che m'era preclusa. Non m'ero sentito ridicolo scrivendole. A dire il vero, m'era parso onesto scrivere d'amore, parlare d'amore, comunicare amore alla persona in questione. Era un sentimento che andava condiviso. Era una comunicazione che andava fatta, anche se unidirezionale. Eran parole che andavan pronunciate. Sì, forse eran ridicole, ed ero io ridicolo a dar loro vita. Sì, forse. Ma a quanto pare, non c'eran state altre alternative plausibili. Già, non c'erano.

domenica 26 dicembre 2010

Nazim Hikmet - Il peso più grave






Nazim Hikmet, Mosca, 1962



Ti sei stancata di portare il mio peso
ti sei stancata delle mie mani
dei miei occhi della mia ombra

le mie parole erano incendi
le mie parole eran pozzi profondi

verra' un giorno un giorno improvvisamente
sentirai dentro di te
le orme dei miei passi che si allontanano

e quel peso sara' il piu' grave.


Di solito chi legge poesie, o meglio chi le scrive, ritiene che quasi tutti i "classici" siano grandi poeti.
Ora, debbo fare una confessione: a me fan quasi tutti schifo. Non li ritengo nemmeno buoni scrittori. Non leggo Carducci, non leggo Pascoli, non leggo Luzi, non amo particolarmente Ferlinghetti. In generale, trovo le poesie d'amore stupide, ridicole, false. Trovo che la maggior parte dei poeti, spesso scriva quel che la gente vuol leggere. Ma la poesia non è questo. La poesia deve toccare. La poesia deve bruciare quei maledetti indegni polmoni che abbiamo.
A me piace Bukowski. Piace chi parla di cosa sia l'amore. Di cosa sia scoparti la tipa di cui non ti importa nulla, o la donna delle tua vita. Mi piace qualcuno che fissa la tipa nelle palle degli occhi mentre sta avendo un orgasmo ed intanto pensa alla prossima birra. Ed a quanto ami la tipa. Ed a entrambe le cose assieme. Mi piace ci chi parla degli emarginati, ma quelli veri di emarginati, quelli che davvero sono invisibili. Mi piace chi scrive dei mediocri, dei perdenti. Chi scrive di me. Dei  loosers. (A. :"you use to go alone to the movie teather?? you're such a looser"). E poi amo Pessoa che scrive dell'incapacità di trovare un ruolo nel mondo. Dell'incapacità umana tout court. Dell'essere talmente alienato da non riconoscersi allo specchio.
E poi, un giorno ho scoperto Nazim Hikmet. Non sono un critico. E non voglio scrivere un ridicolo saggio (e nemmeno ne avrei le competenze) introduttivo su di lui.

Quando ho letto questa poesia (inizio Dicembre, alla Mel Bookstore) son rimasto scioccato. Perché era esattamente quello che avevo in mente.
Verrà un giorno, in cui li sentirai i miei passi ormai lontani. Sì, verrà. Mi duole solo che non potrò esser lì a constatare. Non dico a gioire. Non puoi gioire del dolore di una persona che ami. Non puoi. Ma puoi provare una malsana e sudicia soddisfazione. La soddisfazione dei piccoli mediocri saccenti come me.
Ed io non ci sarò a vedere. I miei passi m'avran già portato troppo lontano. No, non ho certo la pretesa d'esser rimpianto. Io non sono una persona che qualcuno possa rimpiangere. Non fa parte delle mie corde. Perché cerco di spremere emotivamente e fisicamente le persone. Perché boh, cerco di discutere su qualsiasi cosa. E la mia dipartita credo venga vissuta come una sorta di liberazione.
Ma dopo ogni euforia viene il momento del riflusso. E allora, il peso dei miei passi, il silenzio delle mie mancate parole d'amore e delle mie polemiche politiche, la mancanza delle mie mani, l'assenza del mio corpo accanto al tuo, nel tuo letto, lo sentirai.

E sì, allora, forse per qualche secondo piangerai di dolore. Io ci son abituato.

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