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lunedì 16 aprile 2018

Passano i mesi e non passa nulla


Sono più di 5 mesi.
Sogno spesso di stare a casa sua, che non sia successo nulla.
Sogno di svegliarmi lì, da bambino o da adulto e che tutto sia errato come prima, ma vivente.
La vita ha fatto il suo corso e bisogna accettare, ma a me non va di mandare già nulla.

So che devo tornare, in quella casa che non è più nostra, in quelle vie che oramai ci sono lontane, in quella città che oramai non è più nulla. So che devo andare, fermarmi, guardare, pensare, ordinare una bevanda locale e andare al cinema.

So che mi è stata strappata dalle viscere in modo crudele una parte di me, sempre presente e che non posso nemmeno condividere questo peso, questa mancanza, questo lutto con nessuno, nessuno.

So che l'odore dell'erba appena tagliata mi riporta agli anni spensierati, che quello del cocomero tagliato mi ricorda le cene da lei, fossero anche state 4 l'anno. So che non c'è nulla poi da rimproverarmi, ma che si sbaglia sempre. So che vedere le case piccarde mi spezza il cuore e che a volte non riesco proprio mandare giù ogni cosa. So che la sua presenza, anche in secondo piano mi manca e che mi manca un pezzo di identità. So che la partenza della persone non offre più nessuna soluzione, devi solo mandare giù l'ennesima cosa errata. 

So che devo prendere quei biglietti, stare nel nord due giorni.

lunedì 13 novembre 2017

La crudeltà del ricordo digitale.

Il blog è nato tanti fa (7?) come muro del pianto. Del pianto per le stronzate, una ti molla, ci rimani male, credi che sia un problema vero, hai paura del domani, come farò. 
Gli anni sono passati, sono cambiati i problemi. Il tempo ha minimizzato quelli di ieri ed ingrandito quelli di oggi. La vita è cambiata, e c'è meno tempo riflettere sulle stronzate. Perché le stronzate, appunto, quando non hai ore da buttare rimurginando sul nulla, restano quelle che sono: stronzate.

E così lentamente diventi solo un sacco pieno di dolore, un contenitore di sofferenze, perché la vita va avanti e cominci a perdere le colonne che erano intorno a te. E se ne vanno i famigliari con cui forse non hai mai avuto rapporti troppo stretti, intimi, ma che son sempre stati lì, sin da quando sei stato una persona. E se ne va il cane. E se ne vanno tutti. E non c'è niente da fare se non guardare le piastrelle della doccia mentre ti versi lo shampoo addosso.

Il muro del pianto ora è per la vita, anzi, è per la morte. E' buffo, quando è nato il blog non riuscivo ad aprire la casella email per la paura, vera, intimi e fisica di rileggere vecchie mail di A., quasi avessero un qualche potere soprannaturale. Ora c'è l'ultima mail che mi ha spedito una persona prima di mancare e se la apro, per rileggere quelle ultime righe non c'è rabbia, ma solo un dolore secco, nero, che non ammette repliche. E non posso cancellare, non posso riporre in un cassetto lontano, non posso fare nulla. Devo tornare ad imparare a non pensare, che è l'unico modo per convivere con la non accettazione che finiscono anni, ere, fatti, rapporti, persone.

I nostri corpi sono solo delle sacche del dolore.
Ciao.

giovedì 6 aprile 2017

Bury me





Seppellitemi con un poesia di Bukowski, una libro di Allende e una foto del cane.
Seppellitemi in 20 minuti, in modo laico, senza dire messe.
Seppellitemi e poi andatevene a bere. Comprate 8 bottiglie di vino e due cognac e buttate nel lavandino quello che avanza.
Seppellitemi con una VHS della Camera Verde, senza abiti eleganti e senza perdere tempo.

Seppellitemi in un giorno di vento, con poco sole e senza chiasso intorno.
Seppellitemi senza dirlo a nessuno, chiamate solo chi deve esserci e lasciate le 8 bottiglie di vino per voi.
Seppellitemi ricordando quello che mi piaceva, metteteci una foto di Belfast e una maglietta dei Blue Jays.
Seppellitemi come fossi un impiegato del catasto, ma senza contratto pubblico, che si dà delle grandi arie.
Seppellitemi e poi scolatevi le bottiglie, andatevene in giro, tornate a casa e vedetevi Kill Bill Volume I.
Seppellitemi parlando del cane, parlando dei miei genitori, dei mie nonni, dei miei figli.
Seppellitemi ricordando che spero ancora in un dio giusto e vendicativo, rigoroso ed implacabile.
Seppellitemi non dimenticando che ho avuto quello che meritavo, sempre.
Seppellitemi ricordando che mi piaceva viaggiare nei treni di notte, ma poi sono stati lentamente tutti eliminati e non l'ho più potuto fare.
Seppellitemi e poi ascoltatevi As long as we got each other un paio di volte. Poi spegnete il cellulare, e chiudete quelle cazzo di bara, di tomba, di buco.
Seppellitemi e non se ne parli più.

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