Ad Link

venerdì 10 giugno 2016

E' ancora lì




E’ ancora lì sul divano che mi guarda senza attenzione (sta pensando a quanto è bello farsi accarezzare dalla padrona) e mi sento un groppo in gola e gli occhi che diventano lucidi. E devo fermarmi perché lei capisce e non deve vedere tristezza negli occhi degli altri. Non deve percepire nulla. E’ ancora lì, ora ha appoggiato il muso su un cuscino (l’intero divano ha quell’odore di serenità stanca e sempre presente), e io devo distogliere lo sguardo, inventandomi qualcosa da fare: una vita a pensare ad altro pur di allontanare i colori dei presagi di abbandono.  E’ ancora lì, sonnecchia, mastica qualcosa di immaginario (ma in maniera molto soddisfatta) e c’è lo starnuto malefico che ti ricorda che l’orrore è sempre lì, sempre intorno a te e se ne frega di quell’ecosistema e di quell’equilibrio che hai creato non intorno a lei, ma con lei. Hai preso un libro in mano, la guardi con la coda dell’occhio mentre scorri le righe una dietro all’altra. Non ti viene più da ridere, non hai più desideri, ti stai scolpendo in fronte con un martello sporco ogni regola che hai cercato di dimenticare per 20 anni. Poi ti alzi e ti fai un caffè. Lei dorme e tu chiudi gli occhi.

venerdì 18 marzo 2016

Ritorno nelle terre dimenticate. -6 ore


Aspettando il volo, finalmente si torna a casa. Per una serie di motivi assurdi mi ritrovo ad aspettare un volo da Hannover per Francoforte. A Francoforte ci ero passato nel 2006. Ci avevo fatto scalo nel 2012 per rivedere Kat, l'amica americana (poi dopo Roma e Francoforte la rividi a Madrid). Ora sto solo aspettando l'imbarco, con la preghiera non mi perdano il bagaglio (please, non può finire così!).  Monaco finisce da Francoforte.

E' finita. Ora sembra tutto facile, ma sono state settimane pesanti. Oggettivamente pesanti. Poi tra 3 mesi sembrerà tutto semplice: ogni cosa vissuta e competa perde di complessità e difficoltà.
I primi giorni giravo per Monaco come fossi un fantasma (guai ad incrociare sguardi), poi mi son rintanato tra lavoro, Netflix, kebab, Indagini ad alta quota, cose da fare.
Non ho toccato una birra che fosse una se non in compagnia (quindi 3 con colleghi, 3 con sorella, 3 con lei), è stata la mia personale penitenza. Arrivando qui non sapevo cosa aspettarmi, se non 33 lunghissimi giorni, solo, e senza voglia. Lascio questo orribile hotel, lascio finalmente la dannata Müllerstraße (Siete in Müllerstraße, non siete contenti? No.), lascio la fermata Sendlinger Tor. Dopo 6 anni sono finito di nuovo a lavorare nello stesso paesino sulla S3, assurdo. Lascio pure quelle.

Tra 4 ore a Fiumicino, tra 5 a casa, il cane, il letto, Pavlov, la mia piantina, i cd. I cazzi assurdi del lavoro in Italia mi aspettano, ma almeno quando mi sveglierò agitato nella notte ritroverò contro chi dormire.

Le terre dimenticate tornano ad essere tali.


mercoledì 16 marzo 2016

Ritorno nelle terre dimenticate. -2



Dopo qualche mattina avevano iniziato a farci caso. In attesa della S1 o S2, a lato della banchina, c'era questa coppia (no, quella della foto che ho messo), che si abbracciava, probabilmente prima di lasciarsi per la giornata. O forse stavano insieme a Monaco per poco tempo: lui a breve sarebbe dovuto partire per un altro paese*, quindi ogni attimo insieme era importante, non c'era tempo per la routine. O forse erano solo amanti, prigionieri di altre esistenze, di altre coppie, di vite che non erano la loro, e quindi era inaccettabile dovessero separarsi.

Li vedevo sempre lì, verso le 8:37, probabilmente ad ogni treno che arrivava si dicevano Ok prendo il prossimo rimandando così il momento dell'abbandono e della solitudine. I primi minuti ancora un po' adrenalitici e pieni di sentimento sarebbero stati facili, poi man mano che la ubahn avesse raggiunto le stazioni più lontana e avessero poi preso la sbahn tutto sarebbe diventato improvvisamente nero, senza speranza, una malattia terminale che non si accontenta di aspettare placida il giorno del giudizio, ma avanza, senza sosta, incurante del dolore.

Lei lo guardava come lui fosse l'unico che l'avesse mai capita (quasi come se tutte le volte che fosse andata a letto con un altro**  fosse stata una finzione, persino quelle in cui si era divertita), a volte restavano 5 secondi così, fissi, senza dire o fare o nulla. Come se sapessero ogni azione fosse totalmente inutile, perché a breve ci sarebbe stato un assurdo bombardamento che avrebbe spazzato via l'intera stazione e mezza città: a che pro dannarsi tanti?

Poi probabilmente all'ennesima metropolitana lui sarebbe andato via, schiacciato dal peso di responsabilità a cui non era interessato, ma che socialmente aveva dovuto accettare.

Il giorno dopo li avrei trovati sempre lì, contro un altro muro, ma con gli stessi sguardi e gli stessi desideri. Io tra 2 giorni tornavo a casa.

-2


* Stava avanzando con la carriera e la sua azienda aveva deciso di mandarlo a fare un aggiornamento negli Stati Uniti. Ci sarebbe dovuto rimane per 9 mesi (il VISA era già pronto), potendo tornare solo una volta per una settimana. Certo erano una coppia affiatata (stavano insieme da 14 mesi), ma sarebbe stata la prima separazione così lunga. Lei capiva che lui doveva andare, ma viveva la cosa come fosse un piccolo tradimento segreto. Doveva andare, ma doveva anche stare con lei.

** Aveva avuto la sua prima esperienza sessuale a 16 anni con uno del suo liceo, di 1 anno più grande. Sul momento pensava la cosa non fosse andata male (in effetti non era stato un disastro), ma poi con gli anni aveva maturato un senso globale di insoddisfazione rispetto a quella notte e a quei fatti, come se tutto sommato si fosse prestata a ciò che l'ambiente si aspettava da lei. Come se avesse fatto qualcosa per soddisfare l'immagine che voleva avere di sé, senza però che lo volesse davvero.

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...