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mercoledì 23 febbraio 2011

Io sono l'amore



La vita quotidiana di una famiglia dell'alta borghesia imprenditoriale milanese viene sconvolta dall'avvento della modernità: persone nuove, sentimenti nuovi, economia econtemporanea.

Eppure non è così difficile. Si mostra una famiglia di ricchi industriali, la si pone in mezzo alla tormenta del cambiamento, e se ne raccolgono le ceneri. Sembra facile, no? Ed invece, a quanto pare, no. Guadagnino parte bene, affrescando nella prima mezz'ora del film, le tensioni latenti dell'elegante mondo della famiglia Recchi. Tuttavia poi, scivola nel banale, immettendo nella storia Antonio, il cuoco proletario, che con la sua vitalità, la sua fraschezza bucolica, risveglierà i sensi sopiti di alcuni dei membri della famiglia.
Teorema in salsa Melissa P. 
Ci voleva il poveraccio per far provare nuovamente l'amore all'a vecchia borghese russa. Boh.

Non è che il film manchi di eleganza, o di buoni momenti, la fotografia patinata è persino interessante, il problema è che si tratta di un'opera che ha la stessa vitalità della famiglia Recchi: nessuna. Di una lentezza esasperante, senza nerbo. Senza interesse alcuno per lo spettatore. Il passaggio dal vecchio al nuovo capitalismo non è ben messo in luce (non basta una scena didattica tra il figlio idealista e quello arrivista), né viene ben illustrato come la modernità stia mettendo in crisi la patinata ipocrisia dei Recchi ed il loro mondo costruito solo sulla menzogna.
Alla fine, rimane solo una buona interpretazione della Swinton (che strazio però le interminabili scene di sesso con Gabbriellini), ed una colonna sonora apprezzabile.


Voto 5/10

lunedì 24 gennaio 2011

Il curioso caso di Benjamin Button



Prima di andare a vivere in Austria, ricordo che fossi dispiaciuto perché non avrei potuto vedere 2 film: Frost/Nixon e Il curioso caso di Benjamin Button. Ora che li ho visionati entrambi, posso dire che i miei dispiaceri fossero davvero fuori luogo.

Il giorno della fine della Prima guerra mondiale, nasce a New Orleans, Benjamin Button. Il neonato tuttavia presenta gravissime patologie ed il corpo con la struttura di quella di un 80enne. Con gli anni, ringiovanirà.

David Fincher è un registra strano. Dotato di grande talento, è in grado di sfornare capolavori (The Social Network, 7even), film scarsi (Panic Room, Fight Club), veri e propri divertissement (The Game) e pellicole ben riuscite (Zodiac). Dove vada collocato The curious case (tratto da un racconto da Scott Fitzgerald) è un mistero. Certamente non è un capolavoro. Sicuramente è un ibrido: con i suoi momenti alla Forrest Gump, della mistica del tempo che fu, dell'amore impossibile, e dell'elogio del patriottismo, sembra ci sia un po' troppa carne al fuoco. E si stenta a cogliere un senso complessivo dell'opera. Certo gli attori son ben diretti, è interessante la tecnica usata per rappresentare Banjamin Button dagli 80 anni fino alla (ri)nascita (bravo e bello Brad Pitt), e la fotografia è di qualità, ma.. si rimane sospesi. Ed a peggiorare il tutto, una retorica dei buoni sentimenti, a tratti fastidiosa. Forse il soggetto, non era poi tanto cinematografico.
Sequenza interminabile (e tediante) di finali.

Voto 6/10

Ps

"Le persone diverse sono condannate a vivere da sole". E' vero.

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