I write stuff. I see movies. I'm used to think. I use to drink a lot. I try to be different. So i'm not an interesting person. So i'm not cool. I've lived in a lot of places, but i'm still home. This is not a blog. This is not a poem. There is no love, no passion and no hopes in my old and wounded vein. I won't trust in you, so: don't trust in me. La cambio o no, 'sta intro?
domenica 13 marzo 2011
Un gelido inverno
Ree è una adolescente che vive nelle zone montuose del Missouri, mandando avanti da sola la sua famiglia. La madre è malata, i fratellini son piccoli, ed il padre è assente. Quando un ufficiale giudiziario le comunica che il padre ha usato la loro casa come cauzione per uscire di prigione e che se non lo ritroverà entro pochi giorni, l'abitazione le verrà sequestrata, la ragazza dovrà scontrarsi contro le regole e le logiche della comunità locale.
E' un bel film quello della Granik. Sì va per immagini, immerse nella stagione invernale, che è una dei protagonisti del film (impossibile non notare analogia con il bellissimo Frozen river). L'America che ci viene mostrata non ha nulla a che vedere con quella malinconica e cinica di Woody Allen,o lussureggiante e catastrofica delle mega produzioni hollywoodiane. E' un'America profonda, dura, selvaggia, retriva, nascosta. E quasi pionieristica, con i rapporti ancora fondati sull'appartenenza familiare, il rispetto dogmatico delle convenzioni sociali. E sulla violenza.
La giovane Ree non ha avuto il tempo di crescere, di formarsi: è stata subito confrontata alle asprezze della vita. Malgrado ci provi con tenacia non può ribellarsi con successo alla sua comunità, ma la sua tenacia verrà comunque premiata, anche se, ovviamente, manca un vero "happy end".
La regista ha fiducia nelle proprie capacità e non si cura dunque di spiegare quanto piuttosto di mostrare. La sceneggiatura è infatti volutamente scarna: non sappiamo di preciso cosa abbia fatto il padre di Ree, e le informazioni sulla comunità sono ridotte al minimo (anzi, all'osso): non importa spiegare tutto, quanto piuttosto mostrare i meccanismi della desolazione morale, economica e sociale nella quale si muovono i protagonisti. Scordiamoci colpi di scena (anche se in alcune parti il film ha dei tratti thriller), dialoghi scoppiettanti o inquadrature mirabolanti, la regista contraddice il Piccolo Principe: solo l'essenziale deve essere visibile agli occhi.
Bravo tutto il cast, da vedere. E da meditarci su.
Voto 7/10

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